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Eremo PDF Stampa E-mail
Giovedì 20 Settembre 2007 18:42
Priva di rilevanza storico-artistica ma non spirituale, è la chiesa di San Gandolfo all’ Eremo, già ricordata dal Di Giovanni come “chiesa di San Gandolfo fuori e sotto la città”.

La chiesetta originaria fu sicuramente realizzata intorno al 1320, anno in cui il Santo fu acclamato “Protettore della città”, in tale occasione, infatti, come attestano le diverse fonti, si eressero altari, cappelle, etc. Tra queste sicuramente la nostra chiesa, sul luogo dove il Beato passò per arrivare in città e dove operò il suo primo miracolo nel nostro territorio: l’aver dato la parola ad un muto. L’edificio sacro, nel corso dei secoli, subì vari interventi, tra cui uno nel 1613 come attesta il Di Giovanni.

Data - come suggerisce don Luca Albanese - non casuale se nello stesso anno il Vescovo di Cefalù, Monsignor Martino Mira, utilizzando il lascito di Donna Elisabetta La Farina, diede inizio alla causa per l’approvazione del culto presso la Santa Sede. In merito alla venerazione dei polizzani verso il Beato, il Di Giovanni ricorda ancora come i fedeli “con somma frequenza e per pari devozione” andassero “a venerarlo con maggior calca in tutti li mercoledì che corrono dalla Pasqua di Resurrezione, sino a quello di Pentecoste”.

Le vicende delle chiesa continuano ancora sino al 1765, anno in cui fu riedificata un po’ più avanti a causa del precipizio che aveva causato il fiaccarsi della vecchia struttura, allora in uno stato quanto mai pericoloso. Tuttora la chiesa, in ottimo stato di conservazione, custodisce nell’altare maggiore la statua lignea di San Gandolfo realizzata da un anonimo scultore della prima metà del XIX secolo. Nel corso dei secoli accanto alla chiesetta furono costruiti la casetta per l’eremita-custode ed il cimitero.

L’origine di quest’ultimo - come suggerisce ancora una volta don Luca Albanese - dovette essere l’epidemia di colera scoppiata tra la fine di giugno e gli inizi di settembre del 1867, periodo in cui, per ovviare ad un eventuale contagio, si decise di seppellire i defunti fuori dalla cinta muraria. Venne utilizzato, come testimoniano gli atti di morte, dal 1887 al 1883, ma tra il 1883 e 1885 si iniziò ad utilizzare, sino ad adesso, quello di San Guglielmo.
 

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