| San Nicolò dè Franchis |
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| Giovedì 20 Settembre 2007 18:42 |
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La chiesa di san Nicola de Franchis o dei Latini o dei Normanni, eretta nel 1167 per volere di Pietro di Tolosa al tempo del vescovo Basone (1157-1172), fu capo di Capitanea quando la città, alla fine del XII secolo, si divise in sei capitanee, chiamate dal 1363 quartieri. L’edificio chiesastico, come ricordano le fonti, era affiancato dall’ospedale che risulta persino citato dall’abbate Rocco Pirri e del quale Gioacchino Di Giovanni sostiene che esistette sino al 1430. In questa struttura, come ricorda la targa posta nel muro esterno della chiesa, chiuse gli occhi nell’aprile del 1260 il francescano San Gandolfo, patrono di Polizzi, che da Binasco giunse in Sicilia sulle orme dei seguaci del poverello d’Assisi. Nell’isola il frate minore avrebbe esercitato il suo apostolato con vari spostamenti tra Castelvetrano, Palermo e Termini Imerese, località in cui fu molto diffuso il suo culto. Nel gennaio del 1260 era già in cammino verso Polizzi dove avrebbe predicato in occasione della Quaresima a Polizzi. Nel centro madonita San Gandolfo, oltre la predicazione e la divulgazione del Vangelo, avrebbe svolto opera di assistenza spirituale e materiale verso i poveri e gli ammalati dell’Ospedale di San Nicolò de Franchis, dove aveva fissato la sua dimora. All’interno della chiesa si trova infatti una interessante statua lignea raffigurante il patrono defunto, inserita dentro una teca, da riferire ad ignoto scultore siciliano della seconda metà del XIX secolo. Nella chiesa ormai priva di molte opere, tra cui l’altare di sant’Ambrogio, testimonianza dei lombardi li stabilitasi, si trasferisce (o si rifonda) la confraternita della Madonna del Rifugio quando quella di San Gandolfo si sposta nella chiesa dedicata al Santo, l’attuale chiesa del Collegio di Maria costruita nel 1622. La “Venerabile Congregazione della Sciabica fondata nella Ven. Chiesa di Santa Maria dl Rifugio della città di Polizzi, anno del Signore 1750”, come ricorda lo statuto, è composta da cinque capitoli che evidenziano la fede, la devozione, il rispetto etc. La confraternita proviene dalla chiesa della Batiula, quando le orfanelle si ritrasferirono in quest’ultima, ed i confrati, dopo aver realizzato la sepoltura nella chiesa di Santa Caterina Vergine e Martire (la Batiula), furono accolti a San Nicolò per volere del vescovo di Cefalù, Agatino Maria Reggio (1752-1755), e “fabbricarono una buona sepoltura e ristorarono la chiesa”. Purtroppo ignoriamo l’anno esatto del trasferimento, ma da un documento di donazione del 1743 sappiamo che l’altare della Madonna del Rifugio è alla Batiula. Nella chiesa si trova inoltre una tela che raffigura la Madonna del Rifugio, come suggerisce la scritta Refugium Peccatorum posta in basso, riferita a un anonimo pittore siciliano della fine del XVIII secolo. L’opera fu collocata dai fratelli della confraternita “diminuendo” la tela raffigurante san Nicolò al quale è pure dedicata la statua lignea del 1525 come indica un documento reso noto da Vincenzo Abbate. L’opera, purtroppo ridipinta, doveva presentare anche la vara come altre sculture. Il Santo Vescovo, con mitra, pastorale e felonio, è seduto su una poltrona con piedi zoomorfi. Nella stessa chiesa si trova pure il fontino per acqua benedetta che, realizzato agli inizi del XVI secolo dalla bottega dei Gagini, presenta lo stemma di fra’ Luca Pujadex e proviene dalla chiesa di San Giovanni alla Commenda. |




