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Urna argentea PDF Stampa E-mail
Giovedì 20 Settembre 2007 18:44
L’urna d’argento con le reliquie e il busto del Santo Patrono è una preziosa opera realizzata in diverse tappe del XVI e del XVII secolo ad opera di alcuni famosi argentieri siciliani.“La cassa d’argento con le reliquie rappresenta senza dubbio l’espressione più alta del culto e della venerazione dei polizzani verso S.Gandolfo; configurandosi per di più quale simbolo, segno concreto della potenza della città nel Cinquecento, testimonia al tempo stesso il ruolo rilevantissimo assegnato dai centri demaniali al Santo Patrono” L’urna argentea è stata commissionata dai Giurati e dall’Università di Polizzi per rivestire l’antica cassa lignea che custodiva le reliquie del Santo, riesumate in quel famoso anno 1320 e deposte sull’altare a lui solennemente dedicato, e trasferite poi, nel 1482, all’interno dell’arca marmorea di Domenico Gagini.

L’incarico di realizzare l’opera è stato affidato nel 1549 all’argentiere siciliano Andrea Di Leo, che sul retro della cassa appose la sua autorevole firma. L’artista non ha fatto altro che rivestire la vecchia cassa lignea con delle preziose lamine di argento che, sulle fronti trapezoidali del coperchio, riportano il motivo, tanto caro all’iconografia del Santo, dei ramoscelli di gelsomino che fuoriescono dal fonte battesimale, così come avvenne quando le riesumate ossa del Santo furono dai sacerdoti lavate con l’acqua della vita e il vino della gioia nel fonte battesimale della Chiesa Madre.

Il motivo floreale, inoltre, ricorre anche lungo tutti e quattro i lati dell’urna, alternata da sedici nicchie contenenti: dai due lati maggiori i dodici Apostoli dell’Agnello e dai due lati più piccoli l’Angelo Gabriele che porta l’annuncio alla Vergine Maria, e dall’altro due santi, S.Francesco d’Assisi, fondatore dell’Ordine dei Frati Minori, di cui il nostro Santo ne aveva abbracciato la Regola e S.Antonio di Padova, anch’egli francescano, venuto a predicare in Sicilia. Il tutto poi è sormontato da una trabeazione continua di chiaro spirito clasicheggiante con dentelli, teste di cherubini e protorni leonine, almeno quelle a sbalzo sui pulvini di coronamento dei capitelli. Di fattura diversa sembrano invece le altre a fusione, sovrapplicate ad essa, in corrispondenza della chiave d’arco d’ogni nicchia sottostante (chiaro escamotage per occultare parzialmente la linea di giunzione della lamine d’argento), che – forse – sono state inserite successivamente insieme con le statuine argentee, con i mascheroni che fungono loro da supporto di base e con i quattro pioli decorativi agli angoli che, se non vado errato, dovrebbero poi costituire i veri perni di avvitamento e sutura tra coperchio e cassa.Per quanto riguarda poi la realizzazione delle statuine che circondano l’urna è ormai certo che non sono da attribuire ad un medesimo autore. Infatti lo storico polizzano V.Abbate afferma che “esse furono eseguite in tempi diversi e da differenti artefici”. Sono di Nibilio Gagini le sei statue poste nella parte posteriore dell’urna e le tre poste nella parte anteriore (precisamente, da sinistra, il primo, il terzo e il quinto); differiscono dalle altre anche per la loro altezza superiore. Mentre le altre furono realizzate nel 1610 ca. da Giuseppe Gagini, figlio di Nibilio.

“Anche il busto argenteo del Santo, già attribuito dall’Accascina pure a Nibilio Gagini nipote del grande Antonello, venne eseguito molto tempo dopo". Lo attesta di recente un documento, reso noto dalla Dott. M.C. Di Natale, dal quale si evince che il 6 agosto 1632, anno del processo di beatificazione.Per quanto riguarda la testa del Santo, si può dire con certezza che è da atribuire allo stesso Nibilio Gagini; come a lui del resto sono da attribuire le nove statuine più raffinate che circondano l’urna reliquiaria. L’intera opera, come abbiamo potuto constatare, è stata veramente molto travagliata, essa è stata iniziata nel 1549 da Andrea Di Leo, successivamente proseguita da Nibilio Gagini (negli anni 1579-1606 ca.), già impegnato per la realizzazione della grande custodia Eucaristica per la Chiesa Madre di Polizzi (resa completa nel 1586), poi da Giuseppe Gagini (ante 1610) e in ultimo da Giovanni Zuccaro il quale portò a termine l’opera soltanto nel 1632. I lavori di realizzazione dunque durarono per circa un secolo, dal 1549 al 1632.La preziosa scultura argentea è attualmente conservata nella Chiesa Madre di Polizzi dentro la Cappella dedicata al Santo Patrono in una nicchia chiusa da due pesanti porte. E’ possibile vederla soltanto due volte l’anno in occasione di due delle quattro celebrazioni liturgiche in suo onore: l’11 gennaio, per ricordare la liberazione della città e dei cittadini dai danni causati dal terremoto del 1693; e poi per la festa patronale, la terza domenica di settembre, preceduta da un ottavario di preparazione che ricorda in modo più solenne il dies natalis del Santo.I cittadini di Polizzi, sia residenti che emigrati, sono veramente molto devoti del Santo e nello stesso tempo gelosi della bellissima urna d’argento che ne custodisce le sue gloriose spoglie mortali.
 

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